Euronics/Galimberti SPA – Ci avete lasciato in mutande!

“Il malessere aumenta e i lavoratori, oltre ai ratei di tredicesima e quattordicesima non ancora pagati, si trovano in busta paga solo una parte dello stipendio di gennaio. Cosi non si può vivere”. Una vicenda triste e gestita con poca chiarezza da parte della proprietà Euronics Galimberti, gruppo che ad oggi conta più di 250 dipendenti fra Lombardia e Veneto.

Il tribunale fallimentare di Milano ha dichiarato recentemente l’insolvenza e per i prossimi giorni si attende la relazione del commissario, nella speranza che dalla stessa emergano le condizioni per far sì che l’azienda rimanga sul mercato e con essa vengano mantenuti i posti di lavoro.

Secondo Mario Colleoni e Danilo D’Agostino della FILCAMS CGIL Lombardia e Milano è necessario che la proprietà si impegni a versare la parte restante del salario di gennaio. Il disinteresse dimostrato verso lavoratori e lavoratrici da parte della proprietà è inquietante: persone con famiglie e impegni economici che hanno ricevuto solo parte dello stipendio di gennaio e rimangono in attesa dei ratei di tredicesima e quattordicesima degli ultimi due anni. Abbiamo richiesto un’audizione urgente in Regione Lombardia – continuano i sindacalisti – e riteniamo sia necessario procedere in ogni modo per ricercare soluzioni utili a dare continuità lavorativa alle 250 persone coinvolte in questa vicenda che, purtroppo, è una delle tante crisi oggi aperte e che dovranno prevedere la definizione di politiche utili a tutelare il valore del lavoro per le persone in tempi adeguati, evitando di intervenire solo a emergenza già definita.

Negli ultimi tempi sono sorte grosse crisi aziendali anche nel commercio, settore che è sempre stato negli ultimi anni il luogo ove sono state ricollocate numerose persone espulse da altri settori.

Servono – oggi più che mai – conclude Colleoni, politiche attive, utili a valorizzare il concetto di occupabilità e collegate alle scelte strategiche in materia di strategie industriali e commerciali, ma per far ciò manca ancora, nel complesso quadro di leggi e riforme sul lavoro che si sono rapidamente succedute in questi anni, un effettivo salto di qualità rispetto al tema delle politiche attive e della riqualificazione dei lavoratori.

È necessario attivare interventi tempestivi di formazione e ricollocazione dei lavoratori sin dalle prime avvisaglie della crisi d’impresa ma con tempi certi, su esiti e costi della riorganizzazione, che dipendono da una infrastruttura di governo attivo del mercato del lavoro che ancora oggi è troppo fragile.

Ed è proprio su questo che dobbiamo confrontarci con le istituzioni affinché le risposte non siano sempre di natura emergenziale.

18 febbraio 2020